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N. - 26/10/2018

CINGHIALI

I danni nelle campagne non si arrestano e gli interventi messi in campo finora vengono vanificati a causa di un cavillo burocratico che blocca i piani di abbattimento.
Non solo: ora sul problema della proliferazione dei cinghiali, piomba anche l’incubo di una possibile diffusione della peste suina, che ha già fatto la sua comparsa in Europa diffondendosi, nelle scorse settimane, in Belgio: nessun contagio, ad oggi, ma basterebbe una scintilla ad innescare quel focolaio che avrebbe conseguenze disastrose sul fronte dell’economia delle nostre imprese.

Lo illustra bene Coldiretti Novara Vco: “Nei nostri allevamenti suini il controllo sanitario è eccellente, ma ben poco si può fare per il monitoraggio sanitario dei cinghiali selvatici che infestano i nostri boschi: non si sa nemmeno quanti siano di preciso e nessun intervento è finora riuscito a eradicare il problema. Facile immaginare conseguenze disastrose se la peste suina arriverà in Italia”.
Per questo motivo, Coldiretti ha chiesto un intervento dell’Istituto Zooprofilattico di Torino per un primo e decisivo studio tecnico sull’impatto del rischio e sulle modalità di contenimento del virus, focalizzando l’attenzione sulla popolazione di cinghiali come vettore della diffusione e sull’urgenza del loro controllo con piani specifici di contenimento.

Intanto, come detto, si intensifica il bollettino dei danni che colpisce l’intero territorio delle due province, dal Medio Novarese al Vco: particolarmente critica la situazione nell’Ovest Ticino e nelle aree-parco, dove le imprese sono in ginocchio e, per un cavillo, sono stati sospesi i piani di abbattimento: “Non ci si rende conto di quanto questo comprometta realmente il futuro delle imprese agricole ormai esasperate e in ginocchio” commenta il presidente di Coldiretti Novara Vco Sara Baudo.
La situazione è grave in tutto il territorio, dal Borgomanerese, al Basso Cusio, al Vco. “Una situazione difficilissima che, non intervenendo a dovere, rischia quindi solo di peggiorare e di inasprire gli animi del mondo agricolo che, notoriamente, è paziente e tollerante rispetto a ogni imprevisto . I cinghiali, insieme agli altri selvatici (come i cervidi), mettono a rischio un ampio spettro di colture, con danni che raggiungono, anche per singoli casi, diverse migliaia di euro.  Qui devastazioni vanno dai vivai ai frutteto, alle ortive a pieno campo, agli impianti di piccoli frutti, alle vigne, alle leguminose, oltre alle oleoproteaginose e, come detto, ai prati e al mais”.

In più c’è il fronte sicurezza: “Il rischio per i cittadini che percorrono in auto le strade delle nostre province è altissimo: molte tra le principali vie di traffico costeggiano le boscaglie dove gli ungulati trovano casa, e non è difficile immaginare l’entità di un incidente provocato da un cinghiale che si lancia in corsa sulla carreggiata. Si tratta, quindi, di trovare al più presto misure idonee per mettere in sicurezza i guidatori e preservare dallo spopolamento le aree svantaggiate dove il lavoro degli imprenditori agricoli è fondamentale per il presidio dei territori: più d’un’impresa è a rischio, per l’insostenibilità dei danni e l’impossibilità di proseguire, in questa situazione, il proprio lavoro. Sono documentati anche danni ai prati a bordo strada, a conferma di un pericolo più che tangibile.
Facciamo appello a tutte le istituzioni perché il problema sia affrontato con la consapevolezza che non è più possibile procrastinare interventi risolutivi. Si tratta di salvare il futuro di moltissime imprese e di garantire sicurezza ai cittadini”.

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